lunedì 31 gennaio 2011

Un fine settimana passato in famiglia per festeggiare il compleanno del nostro meraviglioso nipote.

Lui ama i "Barbapapà" e la mamma gli ha preparato una bellissima e buonissima torta a forma di Barbapapà.
Il compleanno è stato sabato.
Oggi lunedì ci aspettava con ansia, dovevamo( noi nonni) accompagnarlo alla scuola materna;
un dolce saluto,un abbraccio, felice ma un pò malinconico perchè sapeva che ci avrebbe rivisto tra una decina di giorni.
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sabato 29 gennaio 2011

Oggi 29 Gennaio il cielo è grigio fa molto freddo e nevica.Piccoli fiocchi,leggeri, si posano lievi su strade e campi imbiancandoli appena. Gli ultimi tre giorni di Gennaio sono detti  "i giorni della merla"e secondo la tradizione sono identificati come i giorni più freddi dell'anno.La leggenda dice che tanto tempo fa,i merli erano bianchi.

             ...........verso la fine del mese di Gennaio,faceva freddo,tanto freddo,tutto intorno era coperto di neve.Una famiglia di merli stanchi e infreddoliti, stava cercando un rifugio per potersi riparare; la neve continuava a scendere, i poveri merli con il loro bel piumaggio bianco si confondevano in quel candore lieve. La famigliola,si rifugiò sul tetto di una casa,al riparo vicino ad un comignolo così i piccoli erano al calduccio. Rimasero per tre giorni, dopo i quali il tempo migliorò e uscirono ma il loro bel piumaggio bianco,era diventato nero per la fuliggine

Sempre secondo la leggenda,se" i giorni della merla" sono freddi, la primavera
 sarà bella, ma se così non fosse, la primavera arriverà in ritardo. Ah ancora una cosa, l'ultimo giorno del mese è stato preso in prestito da febbraio.



giovedì 27 gennaio 2011

PARLIAMO DI PATCHWORK (STORIA)

Il patchwork ( tradotto indica " lavoro con le pezze" è un manufatto che consiste nell'unione tramite cucitura di diverse parti di tessuto generalmente ma non esclusivamente di cotone, al fine di ottenere un oggetto per la persona o per la casa, con motivi geometrici o meno.
E' una tecnica molto usata per realizzare dei quilt, che sono trapunte il cui top (parte superiore) è composto dal manufatto patchwork, un mollettone (imbottitura in cotone o sintetico) e da un telo inferiore ( baching) di solito in mussolina e una chiusura fatta con lo sbieco ( binding), che serve per chiudere i bordi del quilt. Il quilt viene infine decorato con delle "impunture" chiamato quilting che poi dà il nome al manufatto finale.

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(tratto da internet)

....................le donne avevano cura non solo di conservare i ritagli che rimanevano dalla confezione casalinga degli indumenti ma, sopratutto di recuperare le parti ancora buone degli indumenti vecchi.Tutti questi ritagli, oltre ai sacchetti in cui  erano venduti zucchero,caffè e farina,erano conservati in uno speciale sacco chiamato Scrap Bag ( sacco dei ritagli) o in uno degli onnipresenti cesti ( Scrap Basket).
 Questi ritagli, nei primi decenni della colonizzazzione sino alla seconda metà del 1600, venivano attaccati alle preziose trapunte per ripararle: pure semplici toppe (patch) senza un disegno definito.
A forza di toppe molte trapunte vennero completamente ricoperte da questi pezzetti di stoffa multicolore di forma irregolare.Il disegno casuale che ne uscì venne chiamato "Crazy" ( pazzo ).
Accanto al primitivo,rudimentale " Crazy" le donne delle colonie iniziarono a cucire nuove trapunte per far fronte alla necessità quotidiane: bimbi che nascevano, giovani che si sposavano,.........................l'energia e la creatività di queste donne unite al loro desiderio di trasformare una squallida capanna di tronchi in una Home calda e accogliente dettero vita ad una nuova forma artistica: il PATCHWORK-QUILT.
Il Crazy ritornò di moda nel periodo Vittoriano, negli ultimi decenni del XIX° secolo le signore della ricca borghesia cittadina confezionarono stupendi Crazy Quilt usando le rimanenze dei loro abiti di seta, velluto, broccato.
Questi bellisimi Quilt, usati sopratutto per le carrozze, erano ulteriormente impreziositi da minuti ricami in seta e da rimanenze di passamaneria dorata




domenica 23 gennaio 2011

In questi giorni fa molto freddo e c'è anche un forte vento........Non sono riuscita a combinare nulla,tornavo dal lavoro troppo stanca e triste.
A volte per dimenticare la tristezza basta una fetta di torta alle mele, semplice fatta con le mele raccolte in autunno.....piccole mele un pò ammaccate ma molto saporite e profumate; il loro profumo si avverte appena si varca la soglia di casa.........

lo scorso fine settimana,è venuta a trovarmi mia figlia con il suo compagno.Abbiamo trascorso un piacevole week-end.
Dimenticavo,la torta l'ha preparata mio marito

lunedì 17 gennaio 2011

IL FALO' DI S. NICCOLO'
(tratto dal comune di pontremoli)

Ogni anno si ripete a Pontremoli una tradizione ancestrale, una sfida tra due parrocchie e due patroni che fanno a gara per il falò più grande e durevole, accatastando legna e arbusti in quantità.

La rivalità medievale tra Guelfi e Ghibellini, che obbligò Castruccio Castracani a dividere la città in due con la fortezza di cui oggi solo rimane il Campanone, si riflette nei bagliori dei due falò.

Due notti magiche che illuminano la notte pontremolese e si riverberano sulle case del centro storico.

I falò vengono accesi per le feste di S.Antonio Abate il 17 gennaio, e di S.Geminiano il 31 gennaio, patrono della città, rispettivamente nei greti del fiume Magra e del torrente Verde. In realtà sono le due parrocchie, “eterne rivali”, di S.Nicolò e di S.Geminiano, distese ai piedi del Piagnaro  che si scontrano in una vera e propria disfida in cui alcuni vedono il ricordo di antiche rivalità tra guelfi e ghibellini.

Giovani e vecchi si ritrovano insieme fin dai mesi estivi per perpetuare una suggestiva sfida: la raccolta dei “bochi”, l’apprensione per la tenuta del tempo, la preparazione della pira attorno al palo, la “guardia” per evitare le intrusioni notturne degli avversari finalizzate ad accendere le preziose fascine in anticipo finchè alla sera, dopo le funzioni vespertine,  i ponti si riempiono di gente che si fa stretta stretta per conquistare una piccola visuale mentre si alternano le grida dei tipici sfottò tra i “rivali”: “lò, lò, lò, evviva S. Nicolò, evviva il Vaticano, abbasso S. Geminiano”, “lò, lò, lò, abbasso S. Nicolò, abbasso il Vaticano, evviva S. Geminiano”.

Attraverso il falò si può viaggiare indietro nel tempo, quando dal fuoco dipendeva la vita o la morte delle comunità. Le fascine dei fuochi a Pontremoli, hanno radici antiche. Le festività del "dio del fuoco" erano celebrate all'inizio della stagione più fredda dell'anno per invocare la sua presenza vitale contro il freddo dei mesi invernali. Scomparso il culto pagano, i falò sono legati a feste patronali o ricorrenze della religione cattolica. In alcuni luoghi sono diventati il simbolo festoso di rivalità fra i campanili. Uomini laboriosi preparano per l’occasione delle grandi cataste di legna e arbusti, li ammucchiano in modo strategico e vi danno fuoco e le fiamme arrivano anche a 30 metri di altezza.

La tradizione vuole che il falò meglio riuscito vinca la sfida e sia augurio di un'annata fertile e abbondante per la città.
Questo è il falò di S. Niccolo'.

domenica 9 gennaio 2011

ho scritto una lettera a...................

Sono una donna di 54 anni, sono ben 36 anni che lavoro e se devo proprio dirla tutta, sono STANCA.
SI, STANCA. Per una donna il lavoro non è solo quello passato fuori dalle mura di casa, ma anche tutto quello che comporta il lavoro svolto dentro casa; “ tutto quello che generalmente  non fanno le vostre mogli, perché nella maggior parte dei casi avete una domestica” . Lavare, stirare, cucinare, pulire, allevare ed educare i figli, non poterli accompagnare a scuola, al campo di calcio, in piscina…..trascurarli perché non si ha tempo, si è troppo stanche, poco tempo per ascoltarli, per capirli, per seguirli…..
Per una donna è tutto questo oltre naturalmente  essere una buona moglie , far quadrare i conti.
 Mi dicevo  spesso che dovevo tenere duro perché ero fortunata  ad avere un posto nello stato, tirare la cinghia per pagare il nido, la baby-sitter  quando i figli sono ammalati e non ti davano il permesso per stare a casa e anche perché lavorando lontano dal proprio domicilio,  qualcuno  doveva  pur badare ai figli dopo la chiusura del nido.
(così e stato per me,ora è diverso) e quando facevo i conti  alla fine del mese, immancabilmente   dovevo  “ridurre” i bisogni poiché i soldi scarseggiavano.
Si perché il costo del nido, baby-sitter, benzina ti  portava via tutto lo stipendio; ma bisognava tener duro
“tanto poi i figli crescono,tutto sarà più facile” e gli anni passano , è vero i figli ora sono cresciuti ma non ho vissuto con loro.
Poi mi chiedono “ che lavoro fai?”
“l’insegnante di scuola dell’infanzia”- e cosa mi sento rispondere?
“che bello lavorare con i bambini, poi sei fortunata hai tanto tempo libero, tante vacanze”
Ma sono stanca di tutto questo, di queste stupide risposte, si stupide perché forse non ci si rende conto di cosa voglia dire essere insegnante in una scuola dell’infanzia. Noi insegnanti passiamo moltissimo tempo con i figli degli altri, che vanno tutelati, che bisogna far star bene e dar loro il meglio.
Ma il meglio di che????? Quando dopo più di trent’anni di questo lavoro si è stanchi.
Alla mia età non lo reputo più “ il mestiere più bello del mondo “
Ogni inizio d’anno è sempre peggio, ma le grandi GUIDE  DIDATTICHE  ti INSEGNANO come preparare l’ambiente per i nuovi bambini che arriveranno, l’ ambiente deve essere sereno,l’ accoglienza felice, di gioia, non ci devono essere traumi ecc….
Mi piacerebbe sapere se questi svitati hanno mai insegnato e se si, per quanto tempo.
La giornata di questi bambini si svolge in alcuni casi, in un’unica stanza per tutta la durata della loro permanenza a scuola (dove sono ora non c’è nemmeno un giardino,un’aula per la ricreazione) d’estate si muore di caldo,d’inverno a volte ci sono 13° gradi; non abbiamo nemmeno soldi a sufficienza per acquistare materiale di facile consumo, figurarsi per giochi e materiale didattico. All’inizio dell’anno diamo una lista ai genitori con l’elenco delle cose che devono acquistare.
Si vive in una piccola aula dove vi sono dai 28 ai 30 bambini di 3-4-5 anni e ultimamente anche bambini di 2 anni e mezzo. Non vi dico di provare ad immaginare,perché non è possibile,dovreste effettivamente provare o anche solo vedere come si presenta realmente la situazione. Bimbi con ciucio, con pannolone, troppo piccoli per avere una benché minima autonomia personale, pianti urla qualcuno addirittura tira calci, pugni.
Senza sapere come, ti ritrovi con due bimbi in braccio e altri attaccati al tuo grembiule, inventi storie, canzoni per calmarli mentre l’altro gruppetto di bambini “già inseriti” , ribaltano la classe. Devi alzare il tono di voce per farli riordinare. Lasciamo questi piccoli al loro nido, non catapultiamoli nella scuola dell’infanzia per nulla preparata  sia dal punto di vista strutturale,  che dal personale adatto a loro (al nido è prevista un’insegnante ogni 6/8 bambini); sono troppo piccoli le loro esigenze sono ben altre, non hanno nemmeno un locale per poter fare un sonnellino, piccoli di due anni e mezzo che stanno a scuola dalle 8 alle 16 .
MA COME SI FA A GESTIRE TUTTI QUESTI BAMBINI?
FACILE = metti una dose di autorità condita con la gentilezza, una manciata abbondante  d’affetto
          Un pizzico di pazienza. Fai cuocere il tutto per 60 anni
         Un CONSIGLIO: non aggiungere momenti di sconforto o di nervosismo, altrimenti non quadra più  
                                     nulla,  diventi  isterica e non sei una brava insegnante
Oggi non serve solo un diploma ed un concorso per lavorare nella scuola, devi anche essere psicologa,
infermiera  con nozioni di primo intervento,assistente,pulitrice di cacche e di nasi.
E l’amore? Noi passiamo tanto tempo con i vostri figli ( a volte capita che ci chiamino “per errore”  mamma)
 C’è forse una scuola che ti dà una laurea in pazienza e amore?
Quando  arriva la tua collega,puoi  finalmente andare in bagno,perche non sempre il personale ATA è disponibile e tu non puoi lasciare soli i bimbi in classe. (ho pensato più di una volta di mettere anch’io un pannolone, si sa che ad una certa età c’è un po’ di incontinenza); quando hai finito il tuo turno sali in macchina, te ne vai in fretta, sei distrutta ,  mi capita spesso di arrestare l’auto per un momento ed ascoltare il silenzio in silenzio.
Questo per me non è più fare l’insegnante, le famiglie poi sono  difficili da gestire e comunque delegano tutto alla scuola, se ci sono colpe sono sempre  della scuola,  ti chiedono solo se hanno pianto,  mangiato e si lamentano se il loro bimbo torna a casa graffiato dandoti poi dell’incapace
Ah..,  un’altra cosa, se in classe hai un bambino portatore di handicap, hai la fortuna di avere un’insegnante di sostegno  per la bellezza di ben 12 ore la settimana . Ma se ti ritrovi con bambini aggressivi? Problematici? O con alle spalle situazioni violente e drammatiche? Cara mia è compito tuo come insegnante saper gestire la situazione, le assistenti sociali  o chi per esse non si preoccupano preventivamente di metterti  al corrente della situazione per aiutarti a gestire questi bimbi che hanno bisogno e richiedono più  amore e un’attenzione particolare.
Facciamo un passo indietro; capisco perfettamente quei genitori che vogliono affrettarsi e mandare anticipatamente i loro figli alla scuola dell’infanzia d'altronde il nido è bello ma costa notevolmente ed il bilancio della famiglia ne risente anche lavorando tutti e due i genitori.
C’è il mutuo da pagare , l’affitto e tutto il resto che comporta il formare una famiglia.
E se i giovani genitori  lavorano in proprio? Ma che domanda  ridicola si alza notevolmente la retta del nido. E  che  diamine sono piccoli imprenditori.(Dovrei  dilungarmi a parlare anche di questo  ma sarebbe troppo lunga,dovrei parlare dell’imprenditoria  giovanile , degli aiuti che lo stato ha promesso di dare ma che come nel caso dei miei figli non hanno avuto ………….. troppo lungo ma anche qui di cose da dire ce ne sono tante)
MI STO PROPRIO ARRABBIANDO.
Dunque dicevo si fa FATICA a tirare avanti e tu donna di 54 anni cerchi di dare anche una mano ai tuoi figli per far si che risparmino qualcosa ….allora diventi oltre al resto anche NONNA ( non fraintendetemi, è bello essere nonna)ma vorrei esserlo solo per mio nipote e non per altri 28/30 bambini.
La vita media si è allungata? Si ma per noi come? Forse per voi ministri, deputati, onorevoli  non c’è differenza ma per me si. Si può essere vecchi anche alla mia età, ma soprattutto stanchi e con mille problemi di salute. Non voglio ma devo pagare per quelli che sono andati in pensione dopo solo 15 anni di lavoro;  voglio andare ADESSO in pensione ( 36 anni di lavoro, non mi sembrano pochi) e senza   ridurre quello che mi spetta,ho lavorato abbastanza .
Non voglio più avere mal di pancia perché al mattino devo andare a scuola, non voglio più dormire seduta nel  letto perché faccio fatica a respirare .Non credevo nelle malattie psicosomatiche, ma ora ci sono dentro anch’io.
 Voglio la mia pensione, dare una mano ai miei figli facendo la nonna e esaudire alcuni sogni che da tempo  giacciono nel fondo di un cassetto.
Ma soprattutto non voglio più insegnare perché la cosa più brutta oltre ad essere stanchi è che non mi riesce più  donare un sorriso a questi bimbi.
Lo sconforto aumenta quando poi penso ai privilegi ( Che non capisco) di voi politici e a tale proposito allego, non ce ne sarebbe bisogno, lei c’era probabilmente, quanto è successo nella seduta del 21 settembre scorso in parlamento.
Antonio Borghesi il 21 Settembre 2010 ha presentato una mozione per ridurre la pensione ai parlamentari, o meglio per rapportarla alla pensione di tutti gli altri lavoratori italiani. Prima di tutto guardiamo come e’ andata la votazione: (Presenti 525, Votanti 520, Astenuti 5, Maggioranza 261, Hanno votato sì 22, Hanno votato no 498).
E quando mai si è vista una maggioranza così schiacciante?.

 Chiedo ai presentatori se accedano all’invito al ritiro dell’ordine del giorno Borghesi n. 9/Doc. VIII, n. 6/5, formulato dal Collegio dei questori.
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, noi non possiamo ritirare quest’ordine del giorno, perché crediamo che su questo punto sia necessario intervenire.
L’abbiamo inserito nella contromanovra alla manovra economica del Governo, che è stata trasformata in un progetto di legge che qui non abbiamo potuto poi votare perché il Governo ha posto la questione di fiducia, ma riteniamo che questo sia un tema al quale i cittadini sono giustamente sensibili. Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno – ce ne sono tre – e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C’è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità. Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine del giorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare i contributi che a noi sono stati trattenuti all’ente di previdenza, se il deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l’INPS ha creato con gestione a tassazione separata. Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri nell’arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di ogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamenti realizzati. Proprio la Corte costituzionale, con la sentenza richiamata dai colleghi questori, ha permesso invece di dire che non si tratta di una pensione, che non esistono dunque diritti quesiti e che, con una semplice delibera dell’Ufficio di Presidenza, si potrebbe procedere nel senso da noi prospettato, che consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camera e anche a tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di euro l’anno.
Per questo motivo, chiediamo che la Camera si esprima su questo punto e vogliamo davvero dire che non c’è nulla, ma proprio nulla, di demagogico in questa nostra proposta.

PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Borghesi n. 9/Doc. VIII, n. 6/5, non accettato dal Collegio dei questori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 525
Votanti 520
Astenuti 5
Maggioranza 261
Hanno votato sì 22
Hanno votato no 498).

La cosa che mi lascia perplessa che questa notizia e’ passata in sordina, i giornali – se pubblicata – l’hanno inserita tra la Rubrica L’idraulico che c’e’ in te e La relativita’ ristretta come quando e perche’.

RIVEDETE UN PO’ LE VOSTRE LEGGI SULLE PENSIONI E SPIEGATEMI PERCHE’ SONO DIVERSE
CERCATE PERO’ DI ESSERE CONVINCENTI

lunedì 3 gennaio 2011

Buongiorno,  è una bellissima giornata, c'è il sole anche se fa più freddo di ieri.
Mi sono alzata con l'intento di fare la "torta d'erbi" ed una pagnotta con farina mista a cereali. Mentre faccio colazione, sfoglio alcuni ricettari per fare il pane, poi come al solito nel durante,  faccio di testa mia, dosando la farina come si suol dire"a occhio". Si lo so che non si fa, ma l'impasto non veniva come volevo, perciò ho aggiunto dell'altra farina fino a che è risultato soffice. L'ho poi coperto con una pellicola leggermente unta e l'ho messo a dormire al caldo,lontano da correnti d'aria. Mentre l'impasto svolgeva indisturbato la sua funzione di "lievitare", ho preparato  la sfoglia per la torta d'erbi (farina-acqua-olio-sale).

Ogni volta che mi accingo a preparare la sfoglia,non posso fare a meno di pensare a mia zia; è lei che mi ha insegnato........ne sento la mancanza.
La rivedo ancora china sulla "mastra" mentre impasta ,sempre sorridente.La sua cucina era piccola ma lei era  una "grande" nel cucinare cibi semplici ma ricchi di sapore e amore.
Controllo a che punto è la lievitazione........direi che è pronto. Prendo tra la mani con cautela l'impasto e gli dò la forma allungata adagiandolo nella teglia.Ecco tutto è pronto per essere cucinato.

Voglio cuocere entrambi nel testo.
Per chi non lo sapesse,il testo è un utensile in ghisa,composto da una teglia a due manici detta "sottano" e da un coperchio di forma tronco-conica con manico,detto "soprano".
Per fare questo tipo di cottura mi faccio aiutare da mio marito perchè il testo è troppo pesante per me da sollevare.La cottura avviene così : si prepara un fuoco, meglio se con legna di castagno, la parte interna  sia del sottano che del soprano viene messa a contatto diretto con la fiamma viva, una volta raggiunta la temperatura si tolgono dal fuoco e vi si versa l'alimento da cuocere. La brace che si è formata serve per mantenere la temperatura

domenica 2 gennaio 2011

Ieri ci siamo alzati un pò tardi; dopo aver riordinato e preparato il pranzo, beh preparato è una parola grossa visto che abbiamo mangiato gli avanzi del " Cenone ". Nulla va sprecato sopratutto se si tratta di lenticchie, simbolo di fortuna. Piccole,leggermente tondeggianti ricordano piccole monete;  già note ai tempi dei greci portavano abbondanza, benessere.
Oggi il tempo è bello, c'è il sole, l'aria è fresca non fredda, decidiamo così di fare una passeggiata nei boschi.Giacca, cappello, scarponi e via........prendiamo un sentiero che attraversa la nostra proprietà e porta fino ad un piccolo paesino ( tre case ed una chiesetta) . E' la prima volta che passiamo da questo sentiero, il percorso risulta essere facile, si attraversa un fitto bosco di castagni, pini e alcuni alberi da frutto ( mele) abbandonati e ormai inselvatichiti. Il sentiero è ricoperto da uno spesso strato di foglie secche; ci siamo solo noi , il rumore dei nostri passi e si sente in lontananza il latrato di un cane. Mi piace passeggiare nei boschi,sopratutto in inverno ( una delle ragioni per cui mi piace è che di sicuro non ho sgraditi incontri striscianti.)Avrei voluto che ci fosse la neve,perchè con la neve tutto è ovattato e magico. Al ritorno verso sera abbiamo immortalato questo panorama.

Questo era ieri.
Oggi ci hanno fatto visita dei conoscenti, un pomeriggio tranquillo, due chiacchiere un caffè e una fetta di strudel fatto con le mele dei nostri alberi.

RICETTA
1 confezione di pasta sfoglia
mele (non so quante erano)
zucchero 150 gr circa         
una spolverata di cannella
uvetta 100 gr circa           
pangrattato                        
io ho aggiunto qualche pinolo e alcune noci.

Mettere a bagno l'uvetta,sbucciare le mele affettarle metterle in una terrina spolverizzandole con la cannella e lo zucchero,aggiungere l'uva i pinoli le noci.
Stendere la pasta sfoglia e spennellarla con un pò di burro fuso,cospargerla con pangrattato quindi distribuirvi il ripeno.Ripiego sul ripieno i due lati corti della sfoglia e poi avvolgo lo strudel.Faccio dei piccoli tagli sulla parte sopra quindi metto in forno caldo 200° per circa 35 minuti.
quel che ne è rimasto
Ora vado a riguardare la ricetta per fare il pane per domani.
(mia figlia ha telefonato,nulla di che, solo per sentirmi e fare due chiacchiere.Il figlio.....)
                                                        

sabato 1 gennaio 2011

E' passata da poco la mezzanotte,fuori si sentono ancora i botti,è un saluto all'anno 2010 che se ne va ed un Benvenuto all'anno nuovo.Si ricomincia,e scommetto  tutti con buoni propositi : " quest'anno farò.....quest'anno sarà.....ect...." dopo naturalmente aver fatto il bilancio dell'anno che ci ha appena lasciati. Io non ho fatto bilanci dell'anno appena andato, e non voglio farli,perchè mi dispiace vedere questo vecchio con la schiena curva sotto il peso del suo sacco che se ne va camminando a fatica,lasciando le sue impronte nella neve,mentre arriva felice il giovane,allegro,baldanzoso e nemmeno saluta il vecchio.Ora tocca a lui,così è la vita; ci saranno altre gioie,altri dolori,................
Ritorniamo a noi, come dicevo sta cominciando un altro anno e non ho ancora terminato le cose che mi ero promessa di finire entro l'anno appena trascorso,allora ho pensato di fare una cosa.....ricordate i quaderni a righe di una volta? Sapete quelli con la copertina nera e le pagine con una sottile riga rossa? Ecco ho pensato di scrivere su questo quaderno.
Cosa scrivere???? bella domanda, non ho ancora le idee chiare , penso che scriverò un pò di tutto: pensieri, citazioni titoli di libri letti e che leggerò, forse anche ricette, APPUNTI.....insomma questo è nelle mie intenzioni,  poi vedremo come sarà; so solo che ho tante cose da fare, da finire, da realizzare. Ho la testa colma di idee, progetti, sogni......per il momento tutto è confuso, ma la vita scorre e in un attimo ecco di nuovo un'altro anno  e le cose che volevo fare o terminare, le une non sono state iniziate, le altre non sono state completate.
Quindi ora mentre sto scrivendo sono le 12,23 mancano 365 giorni al nuovo anno che verrà, mi sono ripromessa di scrivere qualche appunto non dico tutti i giorni perchè non so se ne ho il tempo,un pezzetto della mia quotidianità e visto che ci sono anche un pezzetto di creatività; si perchè mi picciono tutte le attività manuali ma sopratutto il patchwork......alla fine di questi 365 giorni potrò così vedere cosa di me ci sarà nel sacco di quel vecchio prima di salutarlo.
Dimenticavo,mia figlia mi ha telefonato per gli auguri, il figlio ancora no.